Stone Inside #2: Intervista a Massimo Catalani

Massimo Catalani, artista, nasce a Roma nel 1960, dove attualmente vive e lavora.

Nel 1988 Si laurea in Architettura. Sperimenta fin da allora nel suo progetto di tesi, degli impasti pittorici al confine tra il modellato, la muratura d’architettura e la pittura.

Fin dalla prime mostre collettiva ricerca un linguaggio condiviso tra pubblico e mondo dell’arte, che gioca tra raffigurazioni “riverenti” e soggetti “irreverenti”: carciofini romaneschi, paste con le zucchine, e trittici di peperoncini.
Il successo della sua prima personale a Roma, lo porta rapidamente ad un susseguirsi di mostre in tutta ltalia e poi all’estero.
Negli ultimi cinque anni, il riconoscimento del suo lavoro lo ha portato a presentare mostre in tutte le grandi città d’Europa, in Russia, in Corea, in Giappone e negli Stati Uniti.

Ultimi Lavori: una scultura da 20 tonnellate; un cortometraggio da 3 minuti; un quadro da 180 cm.
Un artista a tutto tondo dalle idee chiare e dall’autorevolezza culturale riconosciuta in tutto il mondo, che gentilmente ci ha concesso questa intervista.

Uno sguardo curioso che osserva oltre l’orizzonte del mondo e dell’architettura. Una chiacchierata a tutto tondo su arte, sul ruolo sociale dell’architettura, sulla figura dell’architetto, e sull’importanza della pietra naturale.

•    Quali sono le esigenze a cui deve rispondere l’architettura oggi?
Una in particolare: ritrovare il coraggio di essere una Arte e ritornare ad essere capace di progettare Città anziché dormitori più o meno funzionali e più o meno per ricchi o poveri.

•    Nella fase di progettazione, ci sono alcuni principi guida che la ispirano?
La Consapevolezza, l’Onestà, la Sostenibilità, la Lungimiranza.

•    Quando deve selezionare i suoi partner per le sue opere, come fa a scovare le persone più adatte?
Sono necessari cervello e passione. I migliori sono quelli che hanno gli occhi per vedere ed a cui devi chiedere poco perché già sanno.

•    Lei è famoso per la sua passione per la la lavorazione della pietra. C’è qualche ragione che la spinge a usare il materiale lapideo?

Sono 25 anni che dipingo con la polvere di marmo, sono io che ho inventato questa tecnica. La ragione è in una origine frutto di una strana confluenza tra il mondo dell’architettura e quello del restauro.

•    Un materiale antico come la pietra può diventare sinonimo di innovazione?
Io sono uno sperimentatore di questo percorso, tanto che se trovo una cava di marmo che vuole organizzare un evento piuttosto originale ho una certa idea…

•    Quanto è importante per lei la ricerca di soluzioni ecosostenibili? L’utilizzo della pietra naturale può aiutare in questo?
Pensi che attualmente mi sto occupando di sculture in marmo toscano che vanno su fondali marini toscani a difesa dell’ambiente… (è il progetto “La Casa dei Pesci” ndr, vedi il video)

•    Secondo lei oggi qual è il ruolo dell’architetto nella società?
Un paria. Il ruolo è completamente decaduto. Lui stesso non ha più capacità e coscienza di essere un artista. Si accontenta di essere un tecnico in un campo dove i tecnici veri lo surclassano. Non ha una committenza consapevole e per ora deve uscire dalle secche in cui è finito: distruzione di territorio, paesaggio compromesso, un sistema corrotto.

•    Queste è un po’ una critica anche a chi vorrebbe “industrializzare” Il benessere domestico con l’interior design? Giusto?
Sì, giusto! Il benessere domestico ha una bellezza letteraria, individuale, intima che mal si concilia con l’estetica del prodotto industriale.

•    Ci parli dei lavori all’estero che l’hanno soddisfatta di più.
Quelli presso luoghi dove il ruolo dell’artista è tuttora tenuto in considerazione. Più o meno dappertutto, tranne che in Italia. Gli italiani si vantano di dire “l’architetto ha fatto tutto quello che gli ho suggerito io“.
In Russia, in Giappone ed in Corea, in Inghilterra, in Nord e Sud America non è così.

•    Cosa consiglierebbe ad un neolaureato o ad un giovanissimo collega?
Ammazzarsi di studi e di esperienze. L’architetto deve essere una persona molto colta e molto aperta, deve conosce e girare, deve essere in mezzo a tutte le arti per tornare nutrito alla propria.

•    E’ importante per lei l’uso del web per il proprio personal branding?
Molto, soprattutto per studiare l’inglese e tornare poi a parlare italiano.

Massimo Catalani si congeda con questa bella battuta sulla abitudine tutta italiana di anglicizzare le parole, e noi cogliamo l’occasione di ringraziarlo per il tempo che ci ha concesso e vi invitiamo a visitare il suo sito web www.massimocatalani.com

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